I giorni sospesi di Mario Gianfrante

Buon martedì carissimi lettori. La giornata inizia con una doppia novità in casa Les Flâneurs Edizioni con l’uscita del nuovo libro di Mario Gianfrante dal titolo I giorni sospesi… e la mia recensione in anteprima per voi! Volete saperne di più? Benissimo! Continuate a leggere l’articolo.

Attraverso queste pagine Giuseppe ci racconta la sua storia e la Storia. Ma lui non è l’unico protagonista. Ci sono i suoi compagni, la madre a cui dedica sempre un pensiero e poi Amalia con la sua coraggiosa famiglia, i partigiani, gli italiani, gli alleati e gli avversari. Ciascuno con il proprio ruolo e con il proprio valore partecipa a delineare un quadro preciso, che rappresenta l’emblema di una generazione le cui vicende hanno contribuito a renderci quelli che siamo oggi. La memoria è un dovere, è verità, è monito. La memoria è civiltà. Non esiste presente senza passato e se talvolta il ricordo può essere doloroso, dimenticare è indubbiamente pericoloso.

 

Biografia Autore:

Mario Gianfrate è direttore della rivista on-line IlSudEst. Negli anni ’80 ha collaborato con l’Avanti! Nell’ambito della sua attività di storico, è ricercatore presso la “Fondazione Di Vagno”. Ha pubblicato i saggi Nel Regno del Sud, dalla Monarchia alla Repubblica (2002), Neutralisti e interventisti a Locorotondo nella prima Guerra Mondiale (2005), Delitto Matteotti – Il Mandante (2012), Le elezioni politiche del 1924 e i riflessi del delitto Matteotti in puglia (2014) e, dalla collaborazione con gli storici americani Jennifer Guglielmo, professore associato presso lo Smith College, e Kenion Zimmer, professore di Storia all’Università del Texas ad Arlington, Elvira Catello e la “Lux” tra utopia e libertà (2011) e Michele Centrone – Dal vecchio al nuovo mondo – Anarchici pugliesi in difesa della libertà spagnola (2012), Adolescenti inquieti (2017). Per la narrativa ha, inoltre, pubblicato: Sogno di un aquilone (1989), L’elmo di Scipio (2009), Occhi di sabbia (2010) e Ali di vento (2011), Per forza o per amore (2016).

Come già sapete dalle mie precedenti recensioni, io non mi limito a leggere solo romanzi belli e che fanno evadere, mi piace soffermarmi su storie e racconti che parlano di vita, di esperienza che hanno l’obbligo di raccontare quello che molto spesso noi vogliamo dimenticare ma che non possiamo permetterci di farlo. Testi che si propongono di insegnare qualcosa, di portare un messaggio… sono quei libri che io, forse sbagliando, definisco sociali.

E come sempre Les Flâneurs Edizioni propone autori, meritevoli, che scrivono generi di libri “diversi” da quelli a cui siamo abituati e che spopolano nella rete. Ma sono meno importanti? Io penso proprio il contrario, anzi meritano il doppio e dovrebbero avere molta più riscontro tra i lettori. E dopo la mia polemica d’apertura, parliamo di cose serie, parliamo de I giorni sospesi di Mario Gianfrante.

… È la storia di sempre: i libri, narrando delle guerre, parlano dei condottieri. Sono loro, sempre presenti alle cerimonie ufficiali, a riscuotere onori e medaglie, applausi e avanzamenti di carriera.

Di questi stessi gli storici tracciano i profili e disquisiscono sul presunto eroismo che li contraddistingue ma al fronte a combattere e a morire, ci vanno i soldati, di cui non parlerò nessuno.

Saranno indicati e compresi in un numero e catalogati come “caduti” o “reduci” o “dispersi”. Non sarà loro richiesto se avessero davvero motivo valido per andare a combattere….

…. Ma la guerra è guerra e ai soldati non è consentito esprimere opinioni ma solo ubbidire.

Quello che conta è riportare a casa le pelle a ogni costo. Il soldato mandato al fronte non va con la volontà di uccidere: è l’istinto di sopravvivenza che lo spinge a sparare su un altro uomo perché, se non lo farà lui, sarà l’altro a sparargli addosso….

 

 

 

 

In queste frasi credo che sia concentrato tutto il messaggio crudo e vero che Mario Gianfrante vuole lasciarci intendere e comprendere nel suo libro. I giorni sospesi parla di guerra, morte, desolazione, di falsi miti caduti, ma anche di uomini e donne che non vogliono perdere la speranza, perché la speranza è tutto, è il motore della vita, è la marcia in più che ti spinge a correre e ad afferrare l’attimo propizio quando arriva, è il coraggio che ti spinge ad affrontare la paura, è la determinazione che ti fa sopportare ogni sacrificio per sopravvivere.

Con la lettura de I giorni sospesi ho fatto un tuffo nel passato, a quando i miei nonni che sono stati soldati gli uomini e le donne, sorelle, madri, mogli dei soldati che combatterono il secondo conflitto mondiale mi raccontavano della loro esperienza della guerra. Bastava tra le pagine cambiare un nome e un luogo e potevo riascoltare mio nonno che narrava la sua lunga odissea di attraversata dell’Italia da Nord a Sud per tornare a casa o mio zio che mi parlava della sua prigionia in Russia o ancora mia nonna, che ancora neonata aveva perso in guerra il padre crescendo orfana, la cui madre ha affrontato mille difficoltà per riuscire a mettere in tavola un pezzo di pane, derubata e messa in difficoltà dalle angherie dei tedeschi.

Racconti lontani per me, ma per loro vivi nei loro e nelle loro menti, mai sfocati e impossibile da cancellare. Da bambina non li capivo, ma crescendo ho preso consapevolezza di questi racconti. E mi sono chiesta: io al loro posto sarei sopravvissuta? La risposta è difficile. Se devo basare la mia risposta osservando i miei coetani, mi viene da rispondere istintivamente di no, ma poi penso che alla fine è il popolo che combatte le guerre scatenando una forza inimmaginabile e mi ricredo, in fondo sono i politici che vincono o perdono.

I giorni sospesi vuole insegnarci proprio questo: è facile credere alle false promesse che la guerra sia necessaria e che duri poco. Può anche essere così, ma non è la guerra che deve far paura, è il dopo la parte peggiore. È dopo che è stato nominato un vincitore e un vinto che tutto degenera. Gli amici diventano nemici ed i nemici massacratori e depredatori che fanno terra bruciata attorno a sé, nella ritirata. Sono le mogli, le sorelle, le madri e i figli rimasti a casa che dovranno resistere a chi vorrà portargli via tutti, incerti del futuro e se mai vedranno tornare a casa i loro uomini. Sono i superstiti che dovranno ricostruire dalla distruzione e dopo aver visto l’orrore delle false promesse smettere di avere paura e tornare a sperare.

La generazione dei nostri nonni ci è riuscita e noi? Nel mondo in ogni minuto viene combattuta una guerra. Il fatto che sia in terre lontane non significa che dobbiamo ignorare i fatti e pensare che non ci riguarda. Ci riguarda eccome! Saremo noi i soldati a cui verrà data un’arma in mano e ordinato di sparare ad altri soldati, per cosa? Per combattere per un ideale? Per conquistare una nazione? Per difendere la Patria dall’invasione straniera? No. Semplicemente per non essere ammazzati.

La guerra non è bella. Non è avventurosa. Non è gloriosa. Almeno non per i soldati. La guerra è morte e distruzione. Desolazione e disperazione. Atrocità e massacri senza senso. Paura e fame. La guerra è fatta di giorni sospesi, in cui la vita sembra non avere senso ma combattere per essa è l’unica cosa che ci rimane.

In Sintesi…

Mario Gianfrante è stato capace di concentrare in poche pagine la storia di anni di guerra e dopoguerra. Concentrando la narrazione su due personaggi, Giuseppe e Amalia, e le loro avventure ci fa scoprire le loro speranze e i loro sogni infranti, il loro coraggio di combattere in ciò che ritengono giusto, la voglia di non arrendersi, la speranza della fine della guerra e nel ritorno ad una parvenza di normalità. Amore e amicizia in cui non esistono discriminazioni sociali o territoriali. Ci invita a ricordare il valore di una generazione che ha saputo sbagliare e ha combattuto per rimediare ai suoi errori, che è riuscita a ricostruire ciò che aveva perduto e che ha portato figli e nipoti nel nuovo secolo, una generazione che ci ha lasciato in eredità la memoria e che noi purtroppo stiamo lasciando nel dimenticatoio, quasi non andandone fieri. Ma sapremmo essere valorosi e coraggiosi allo stesso modo?

I Sussurri delle Muse sono … 4

 

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