4 chiacchiere con … Rossana Rossi

Se vi siete persi l’intervista con Rossana Rossi, non preoccupatevi di seguito la potete leggere tutta d’un fiato. A presto.

Buon pomeriggio e ben arrivata alla nostra amica Rossana Rossi che ringrazio per la disponibilità dimostrata a rispondere alle mie domande. La prima che le faccio è: che cosa ti ha spinto a scrivere? Domanda tosta? Ci scaldiamo subito.

Rossana: Ringrazio Luisa di avermi dato la possibilità di essere qua con voi. Mi sento veramente emozionata.
Ho scritto il mio libro per caso; nel 2017 mi sono rotta un piede e sono stata costretta a 3 mesi di fermo. Mi sono detta: se non ora, quando? Il destino mi ha dato la possibilità di trovare il tempo di raccontare la mia storia. Mi è servito molto mettere i miei sentimenti in un libro. È stato come dare un senso a quello che avevo vissuto. In secondo luogo ho avuto la presunzione di pensate di potere essere di conforto a chi sta vivendo una situazione simile alla mia. Sia dal punto di vista della malattia che in senso più generale dei rapporti familiari e sentimentali. Io da subito ho parlato di quanto mi stava capitando e alcune persone che conoscevo mi hanno confessato di avere passato situazioni simili. Si erano tenute tutto dentro fino a quel momento. Penso che il primo passo per affrontare il tumore al seno sia parlarne senza paura.

Galeotta fu la convalescenza per la stesura di un libro. Sai non credo che tu sia stata presuntuosa nel pensare che potevi essere di conforto ad altre persone, anzi solo chi vive determinate situazione sa meglio come dare un sostegno a chi ne ha bisogno.
Prendendo spunto dalle parole del tuo libro, noi donne facciamo di tutto e di più, trascurandoci a volte, non ascoltando il nostro corpo e l’istinto. Ma lo facciamo perché siamo costrette dai mille impegni o perché vogliamo immedesimarci in un ruolo che non ci soddisfa e poi lamentarci e trovare in esso la scusa per evadere?

Rossana: Io penso che abbiamo ancora una idea di donna che si debba occupare della parte domestica e familiare. Non riusciamo a delegare nulla, neppure ai nostri compagni, se non le incombenze marginali. Poi ci sentiamo sole e ci lamentiamo. Io stessa mi sono resa conto che pensavo che i figli dovessero essere tutta gestione mia. Così sono cresciuta ed ho trasportato nella mia vita ciò che avevo vissuto. D’altra parte abbiamo dei compagni che nella maggioranza dei casi investono molto nel lavoro, lasciando l’organizzazione a noi donne.  Io parlo della mia generazione. Io ho 53 anni. I giovani li vedo molto più collaborativi e paritari, ma non ancora al 50%.

Credimi anche nella mia generazione, vista l’età potrei essere tua figlia, esiste la convinzione sbagliata che la donna debba occuparsi della casa e famiglia. Solo che magari gli uomini sono più collaborativi e ci provano ad aiutarci. Quello che mi preoccupa sono i giovani, ma sono un altro discorso.
Per scrivere della tua esperienza quanto ti sei analizzata tu stessa? Cosa hai scoperto di te che non sapevi? O della tua famiglia?

Rossana: Ho scoperto molte cose, grazie anche ad una brava psicologa alla quale mi sono rivolta nel momento peggiore di questa malattia.
Lei mi ha fatto capire che sono stata cresciuta in un contesto familiare particolare. Mio padre per lavoro non era quasi mai presente, mia madre oltre a me aveva altre 2 figlie con diversi problemi ed io mi sono sempre sentita ” obbligata” a non pesarle. Io dovevo essere buona, brava a scuola e poi sul lavoro. Poi ho trasportato questi doveri nella mia vita familiare. Grazie a lei sono riuscita a capire il mio valore e a volermi bene.

Volersi bene e capirsi sono due cose importanti nella vita di una persona. Comunque cambiato in seguito alla malattia e alla nuova concezione di te il rapporto con gli altri?

Rossana: In seguito alla malattia ho capito una cosa fondamentale: la vita è una sola, bisogna viverla nel migliore modo possibile. Sembra un paradosso, ma io ora sono molto più serena di prima. Ho pensato a lungo a chi ero, quali erano i miei valori e come volevo impostare la mia vita futura. Da questa riflessione, come si legge nel mio libro, ho preso le mie decisioni: vivere il più serenamente possibile, senza trascurare la mia famiglia, ma ritagliandomi del tempo per me stessa. A me piace leggere, camminare, cucinare, scrivere poesie e racconti. Mi sono accorta che dopo avere dedicato un po di tempo a me stessa, sono molto più rilassata e di conseguenza stiamo tutti meglio. Posso farlo ora perché le mie figlie ormai hanno 18 16 e 10 anni e mi sembra giusto allentare il controllo e lasciarle camminare da sole (le grandi almeno). Consiglio comunque a chi ha la possibilità di non sacrificare tutto per la famiglia, ma di trovare comunque uno spazio in cui essere solo se stesse, anche solo per pensare.

Non è un paradosso hai solo capito il valore della vita e cosa ti rende veramente felice. Ed è lo stesso messaggio che ho letto nel tuo libro e che spero chi lo legga percepisca. Continui a scrivere?

Rossana:  Ho scritto un racconto per un concorso che parla della violenza femminile. Scrivo poesie che pubblico in un sito on line di poesie. Ho in testa un libro, mi si stanno chiarendo i personaggi. Tre donne, comuni ma legate tra di loro da un episodio che ha in qualche modo segnate.. È ancora nei miei pensieri ma spero di riuscire a farlo. Scrivere è un’emozione, quando mi immergo nella storia non esiste più nulla. Sono dentro con tutta me stessa. Mi accorgo che mi serve per chiarirmi perché descrivo delle sensazioni e delle emozioni che ho provato. La scrittura diventa come un modo di vedere dentro di me.

Ti auguro di scriverlo e appena è pronto di farmelo leggere, già sono molto curiosa. Cosa ti piace leggere? E com’è cambiato il tuo approccio alla lettura dopo la tua esperienza da scrittrice?

Rossana: Io leggo di tutto, mi piacciono molto le biografie di personaggi famosi, i libri storici e di avventura. Negli ultimi tempi ho cominciato a leggere dei saggi. Mi piacciono molto i libri di Vittorino Andreoli come psichiatra. Ho letto diversi libri del Dalai Lama e di Deep Chopra. La mia autrice preferita comunque rimane Isabel Allende, quella dei primi libri. Io non mi considero ancora una scrittrice, sono ammirata dalla capacità di alcuni autori di farmi vivere la lettura come se ne fossi un personaggio. Confesso che il libro: ” i pilastri della terra” l’ho riletto 2 volte a distanza di tempo.

Ottime letture. Un ultima domanda. Le tue figlie hanno letto il tuo libro? Cosa pensano della mamma scrittrice? E cosa consigli a loro di leggere?

Rossana: Le mie figlie purtroppo non leggono!! Non ho insistito perché nel mio libro ho parlato di me come donna, ma per loro io sono solo la mamma. Io sarei felice se loro andassero la lettura, qualunque genere. Spero che piano piano imparino ad apprezzarla, ma purtroppo trascorrono il tempo libero sui social. Intanto la nostra casa a piena li libri di tutti i generi…chissa’ se piano piano…. Io a 20 anni ero innamorata di Italo Svevo, a 21 mi sono letta tutto Hermann Hesse…sicuramente avevo gusti difficili. Mi basterebbe che trovassero un genere di loro gradimento!

Mai dire mai! Magari vedendo tanti libri per casa prima o poi ne prenderanno uno e lo leggeranno. Si inizia anche così.
Rossana ti ringrazio per aver partecipato all’intervista. E grazie per aver scelto il mio blog per far conoscere il tuo libro. È stato un piacere leggerlo, mi sono commossa, e vivere le emozioni che hai descritto. Grazie.

Rossana: Grazie anche per l’ottima recensione che hai pubblicato sul tuo blog.

Per leggere la mia Recensione al libro di Rossana Rossi Ora Basta! clicca qui

 

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